Das Nicht

Das Nichts (da Caligola di A. Camus)

Regia: Riccardo Palmieri
con: Francesco Manenti, Marco Marzaioli, Maria Lindeman, Filippo Ughi
Musiche Originali: Michele Zanni

Una produzione Arterie

 

 

das N I C H T S

Il vuoto indagato attraverso figure scarne che si mutano in icone contemporanee sospese tra amore, odio, solitudine e passioni feroci.
Lo spazio è freddo, spoglio. Un mondo di cenere e metallo nel quale la vita sembra non essere possibile. Caligola, incarnazione di un’umanità vorace e insaziabile apre un gioco in cui i ruoli di vittime e carnefici si scambiano continuamente varcando il confine fra colpevoli ed innocenti.
Tra ironia, cinismo e tragedia i quattro personaggi – Caligola, Cesonia, Cherea e Scipione – acquistano identità ed aprono le tematiche dell’abbandono, del potere, del sacrificio e della solitudine. Le atmosfere cambiano, mutano in continuazione in una dimensione quasi onirica.
In una mise en scene  frontale, con un gioco di specchi rovesciati il pubblico assume il ruolo del senato chiamato a congiurare e a decidere le sorti dell’imperatore.

Camus propone con il suo Caligola, una visione lucida e terribile dell’uomo – e del potere nelle mani dell’uomo. Nessuno può dirsi innocente o al sicuro. La linea drammatica si confonde con quella della tragedia, tingendosi dei colori della farsa. Chi è l’uomo libero? Cosa significa essere liberi? Cosa bisogna perdere per liberarsi?

Caligola lascia attorno a se un mondo di cenere che è specchio della sua anima, del suo sentire. Cesonia, icona di consolazione non può essere salvifica, non può assolvere le colpe altrui, nemmeno sacrificandosi nell’estremo, ultimo (ottuso) momento d’amore. Cherea, che brama e desidera un potere che non possiede. Scipione l’innocente corrotto dal potere e dalla bramosia di vendetta. Si muovono, camminano, agiscono in uno spazio minimale dove echi metallici sembrano affiorare e sparire.

Nichts, il nulla, il distruggere tutto per non lasciare nulla. Cosa sarà dopo Caligola? A cosa aspira questa umanità liberata?

Seguendo una traccia emotiva forte, abbiamo cercato nella nostra storia recente, in quella che è diventata l’iconografia delle “liberazioni” dei popoli operate da forze (occupanti) straniere. Abbiamo così ripercorso le gallerie fotografiche di Abu Ghraib, le immagini della caduta dei tiranni di questo tempo e sempre con maggiore forza la domanda “cosa c’è dopo Caligola?” si faceva presente e pressante nel lavoro.  L’uomo è un animale feroce che appare incapace di dominare le proprie pulsioni. In un tempo come quello che stiamo vivendo l’opera di Camus non solo è specchio di questa umanità ambigua ed abbandonata a se stessa ma è anche monito e diviene  appiglio di salvezza.

Sulla scena la danza si mischia al teatro di parola ed a quello di movimento costruendo immagini colme dei conflitti e dei paradossi che animano l’essere umano.

La commistione dei linguaggi, segue l’analisi del testo e diviene strumento per la costruzione di una drammaturgia articolata.  La parola è scarna, lanciata, attraverso monologhi che si trasformano in dialoghi ritmati dall’agito nello spazio. La ricerca della parola – come del movimento – che non sia soltanto riferito o agito ma che sia vitale e che sia parte rituale dello spettacolo, è parte fondante del lavoro.

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